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il GIARDINO GIAPPONESE
fra arte e tradizione
Una nuova progettazione (estremamente complessa) per un giardino giapponese a La Turbie (France).
Ecco la simulazione tridimensionale dell'ingresso.
Dall'idea di partenza fino alla realizzazione, attraverso rendering e schizzi progettuali fino ad arrivare alla tavole definitive è possibile approfondire col cliente gli stilemi del giardino nipponico, arricchendo la progettazione di sfumature e dettagli tipici del giardino tradizionale giapponese.
Percorsi e composizioni simboliche scandiscono lo spazio raccontando una storia, scoprendo progressivamente lo spazio (miegakure). Questo aspetto compositivo è possibile apprezzarlo pienamente nel giardino tradizionale giapponese della Scuola Agraria del Parco di Monza, di cui è possibile apprezzare uno scorcio in questo scatto. Ho avuto la fortuna di partecipare alla sua realizzazione durante il mio corso di studi, teorico-pratico.
Nella tradizione giapponese anche i luoghi hanno un'anima, in un albero o in una pietra possono essere presenti dei Kami, spiriti della Natura. Questo concetto molto vicino a quello latino del Genius Loci, ci dimostra quanto sia importante comprendere, onorare e valorizzare l'atmosfera del sito di progetto.
I giardini giapponesi possono essere luoghi d'ombra, scegliendo ad esempio una radura all'interno di un bosco è facile creare un ambientazione estremamente naturale.
Il Sakuteiki, testo tradizionale fondamentale per lo studio e la realizzazione corretta dei giardini giapponesi, racconta che ci sono numerosi modi di comporre le pietre per "far cantare l'acqua" e ottenere il suono armonioso di una cascata naturale. L'effetto di sorpresa e scoperta può essere ottenuto anche utilizzando degli elementi tradizionali, come il ponte di pietra, qui ad esempio l'ho ambientato in una realizzazione di giardino privato a Villefranche - sur - mer (Francia).
Il giardino arido nasce originariamente in alcune aree dismesse dei monasteri e dei templi Zen, dove gli astanti, nel corso dei secoli avevano compattato fortemente il terreno, tanto da non permettere più di coltivare alcunché...
Da un problema oggettivo deriva una nuova opportunità, il giardino si fa secco, ospitando grandi distese di ghiaia, imponenti composizioni di pietre portate alla massima astrazione e una ridotta vegetazione, utilizzata come sfondo accompagna i monoliti di pietra.
Le percorrenze tradizionali in pietra chiamate TOBI ISHI (traducibili con "passo perso") devono dare un'impressione di solidità, emergendo dal suolo di 9,09 cm ed essere distanziate dai 9,09 cm ai 12,12 cm, l'unità di misura utilizzata è il sun, (1 sun = 3,03 cm) secondo il canone giapponese. Questo dettaglio tecnico racconta l'epoca in cui i kimoni non dovevano strisciare al suolo e sporcarsi con la terra. Questi percorsi non devono mai incrociarne un altro formando un angolo retto e si evita di farli biforcare per più di due volte successive.
Progettato per accogliere le Carpe koi, questo specchio d'acqua è in attesa di raggiungere un equilibrio biologico idrico idoneo. Ad esso sono stati collegati degli altri piccoli bacini che ospiteranno piante acquatiche, palustri come la Nymphaea pumila e galleggianti come la Pistia stratiotes. Le superfici dell'invaso presto saranno ricoperte del naturale biofilm che si forma in uno spazio naturale, questo invecchiamento ci ricorda che il concetto dello scorrere del tempo aggiunge valore al giardino giapponese, WABI SABI, la bellezza passa dalla sobrietà, dall'accettazione della transitorietà delle condizioni e della patina del tempo, propria del mondo materiale.
Il corretto posizionamento delle piante e la scelta di un repertorio vegetale idoneo in relazione alle condizioni pedoclimatiche e agronomiche del sito di progetto. In questo caso rododendri e azalee accompagnano, grazie ad una buona acidità del suolo, gli alberi preesistenti in sito, Quercus ilex e Pinus halepensis, la loro ombra densa non è un problema per queste varietà appartenenti alla tipologia delle piante sciafile.
A Savona il sito della Fortezza Monumentale del Priamàr accoglie il progetto per il Giardino della Ceramica, promosso da Ancos e Confartigianato Savona, dove ho immaginato un'installazione artistica che reinterpreta il "passo perso" giapponese in chiave contemporanea. I moduli realizzati dal ceramista Carlo Bernat segnano cromaticamente la scansione cronologica della ceramica savonese partendo dal XIV secolo fino ad arrivare al celeberrimo "Bianco e blu", il giardino ancora work in progress sarà successivamente ricoperto da una stesa di ghiaia, come nella tradizione del karesansui.
Grande precisione per la costruzione dei Nobedan, percorsi tradizionali, che vengono composti in più sezioni connesse agli angoli. Fondamentale: NON creare composizioni di pietre "a fiore" (una pietra al centro e le altre intorno), l'effetto finale deve essere molto frammentato.
Lo spazio fra le pietre possiamo definirlo "labirintico", non si devono mai formare linee rette e continue, i livelli devono essere continuamente controllati in modo che il piano di calpestio si mantenga costante e assolutamente regolare.
In giapponese Yama significa montagna, in alcuni casi lo spazio fra le fughe è sapientemente e pazientemente modellato con una cuspide sommitale, in modo da ricordare una vetta. Questo lavoro, lungo, lento e laborioso, viene realizzato con materiale cementizio e strumenti tradizionali.
Daniela Donisi architetto, profonda appassionata dell'estetica del giardino giapponese, interiorizzata grazie ad un percorso profondo, di studio e lavoro realizzativo, portato avanti con i Maestri Sachimine Masui (architetto paesaggista), Hiromi Hoshi (paesaggista e giardiniere tradizionale) e Francesco Merlo (agronomo e paesaggista) presso la Scuola Agraria del Parco di Monza.
Il bacile TSUKUBAI, le lanterne di pietra, gli steccati di bambù, la MEIJI la pietra di invito..non sono meri complementi del giardino, ma elementi compositivi fondamentali che assolvono una funzione importante e devono essere posizionati al posto giusto e soprattutto non tutti e non tutti insieme. Approfondire la filosofia dell'estetica giapponese svela significati che conferiscono ancora più spessore alla composizione del giardino tradizionale giapponese.
Realizzare un giardino con i propri Maestri è un vero privilegio, ed è quello che è avvenuto quale esito del mio percorso di studio. Tuttora visitabile presso il giardino della Scuola agraria del Parco di Monza, il giardino tradizionale giapponese si mostra dal 2017, in tutto il suo fulgore, attraverso un percorso lapideo che si snoda fra un simposio di pietre e un fiume arido, composizioni protette dagli steccati tradizionali.
il rapporto fra
natura
-
paesaggio
-
universo
è alla base della filosofia del Giardino Giapponese in cui troviamo:
OSPITALITA' - in continuità con l'ambiente, accoglie la vibrazione degli elementi naturali
ATTRAVERSAMENTO - si estende fino a confondersi con la natura circostante
RIPRODUZIONE - accoglie la memoria di vari paesaggi, rievocandone atmosfera e fascino
RIDUZIONE - ripropone in scala ridotta le caratteristiche essenziali di alcuni paesaggi
ASTRAZIONE - in chiave Zen, con la sublimazione delle forme, si arriva "all'altra riva" dove giunge l'illuminazione
Nella realizzazione di un giardino tradizionale giapponese è fondamentale la presenza costante in cantiere in tutte le fasi di realizzazione. In questo lavoro di restyling, il laghetto preesistente è stato affiancato da un percorso in pietra, realizzato con i TOBI ISHI di derivazione tradizionale, cui seguirà la messa a dimora delle piante e del muschio.
Il muschio può essere coltivato su sfagno, se le condizioni pedoclimatiche del sito lo permettono, ottenendo un risultato estremamente naturale. Se lo spazio è molto soleggiato e il clima non lo permette, si possono utilizzare altre piante tappezzanti, da valutare caso per caso.
Al piede di una Sophora japonica 'Pendula', messa a dimora di piccole zolle di muschio su sfagno bagnato, l'insieme deve essere mantenuto con la corretta umidità.
Lavorando con le pietre e con i macrobonsai, NIWAKI in giapponese, qui un Pinus penthaphylla (Pino bianco nipponico). Molto spesso per la movimentazione di questi elementi durante la realizzazione è necessario avvalersi di mezzi pesanti.
Work in progress per la sorgente! Un filo d'acqua che sgorga naturalmente dalle pietre, scivola in piano nella scanalatura del monolite aggettante sul laghetto.
Il suono di un rivolo che cade nello specchio d'acqua sottostante, è molto rilassante e naturale, lo si ottiene con una piccola portata d'acqua. Questo effetto sonoro rende vivo e vibrante l'insieme e arricchisce di energia l'intera composizione.
Un macrobonsai, in giapponese NIWAKI, Pinus penthaphylla, celebra i nostri sorrisi per la felicità di un lavoro concluso in maniera ottimale. Questo karesansui ambientato in Brianza a Correzzana è la dimostrazione di quanto una buona squadra affiatata faccia la differenza, qui col collega Luca Corneo di Baobab giardini che mi ha affiancata nella realizzazione di quest'opera.
Fondamentale in questo progetto estremamente complesso per questioni logistiche, il corretto posizionamento del ponte di pietra, avvenuto dopo la creazione dell'invaso rivestito in resina e graniglia e del perimetro in pietra. Realizzato in collaborazione col team di Sanremo Piante.
A Villefranche - sur - mer, nel cuore della Costa Azzurra, la pavimentazione a "passo perso" ambientata in una pineta mediterranea, è stata circondata da piccole scaglie di corteccia per avvicinarsi maggiormente al contesto naturale. Il repertorio vegetale in questo contesto si orienta sulle piante da ombra come Azalea japonica, Skimmia japonica e Sarcococca confusa.
Un piccolo arco in pietra dell'Adda, realizzato anni addietro dal padre della committente, è valorizzato come elemento cardine della composizione.
Viene quindi proposto uno stilema tradizionale giapponese, ovvero lo Shukkei, il paesaggio in miniatura. Il Karesansui in questo caso diviene la citazione di un paesaggio peninsulare.
L'armonia degli elementi: pietra, acqua, legno persegue l'intento di una composizione di carattere naturalistico che si ispira al paesaggio circostante. Lo Shakkei ovvero "prendere a prestito il paesaggio" è un'altra sfumatura fondamentale del giardino giapponese, che permette di legare la dimensione micro a quella macro del contesto.
KARESANSUI
Letteralmente "Giardino arido" composto principalmente da pietre e ghiaia, con poche piante, di fortissimo impatto visivo, è la composizione simbolo dell'estetica giapponese.
TSUBONIWA
Fin dalla sua origine incornicia paesaggi in divenire, notturni, diurni, stagionali.
Successivamente a Kyoto diviene il piccolo giardino di casa, perchè
le attività commerciali pagavano una tassazione legata all'ampiezza del loro fronte, diventarono così strettissime e molto sviluppate in profondità, consentendo anche la vita privata-domestica.
Col passare del tempo questa composizione cesellata, dalle dimensioni ridottissime, viene inserita anche negli spazi pubblici, piccole corti o corridoi di passaggio.
ROJI
Si tratta del Giardino del Tè, si sviluppa su di un percorso sinuoso, spesso parzialmente ombreggiato, deve contenere pochissime fioriture e mai profumate, perchè nulla deve sovrapporsi alla percezione sensoriale delle Cerimonia del Tè. Fin dai tempi più remoti doveva ricordare un paesaggio montano con un romitaggio erboso.
KAIYU - SHIHI - TEIEN
Giardino da passeggio, di ampie dimensioni, collega spazi con differenti ambientazioni naturalistiche.
arch.donisi@gmail.com
- SAVONA-
Arch. Daniela Donisi + 39 3207931200
P.IVA 01817940099
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